Miriana, detta Miri, sta lavorando parecchio. È domenica ed è seduta davanti a me, tutta impegnata nelle sue faccende. Le chiedo che cosa le stanno facendo fare in questo periodo. Due diligence, cross-reference examination, bibles, risponde.
- “Ah”, dico io, “però. E clonation of paper, niente?”
- “Cosa?”
- “Fotocopie. Ma detto elegantemente.”
- “Si dice così davvero?”
- “Ma no, ti pare, ti stavo prendendo in giro.”
- “Ah.”
Non se la prende mai per nulla, fa quello che le viene detto di fare e non si lamenta. Allora, per curiosità, vado su google e digito codice, deontologia, forense. E trovo questo:
ART. 26 Rapporti con i praticanti
L'avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività ed a favorire la proficuità della pratica forense al fine di consentire un'adeguata formazione.
La guardo. Non mi va di fare quello che rompe le uova nel paniere, però questo atteggiamento serafico, se da un lato lo apprezzo molto, dall’altro, mi lascia un po’ perplesso.
- “Scusa, Miri, ma non ti scoccia di essere qui la domenica a controllare che la definizione di Company sia contenuta nella premessa E e non in quella F?”
- “No, perché?”
- “Beh, non saprei. È domenica, pure una bella giornata, potresti essere al parco, per dire.”
- “Sì, ma io devo imparare.”
- “E ti pare di imparare con queste cose?”
- “Almeno sono lavori giuridici.”
- “Trovi?”
- “Nel vecchio studio una volta il mio dominus mi ha mandata al ricevimento dei professori del figlio.”
- “Al ricevimento dei professori?”
- “Sì, una mattina. Lui era in udienza. Io a parlare con la professoressa.”
- “Oddio. Questo… questo è davvero assurdo. Com’è possibile?”
- “Aveva undici anni. Si faceva già le canne.”